H142 – Cambia la tua azienda ora! Un Hackathon per voi

Una maratona d’idee per la tua azienda, coinvolgere il team e accelerare l’innovazione.

Hackathon un nuovo modo di fare il futuro!

#HackYourCompany

CREA – MISURA – APPRENDI

Crea – Misura – Apprendi!

Ormai è chiaro e conclamato! Il periodo che stiamo vivendo, soprattutto nell’ambiente del business, registra una velocità di cambiamento senza precedenti. La Velocità Rivoluzionaria non ha trovato la maggior parte di noi pronti ed al passo con i suoi tempi.

Molte sono le aziende pachidermiche, grossi colossi di grande scalabilità di business ed anche profittevoli, magari grazie alle loro economie di scala e proprio per questo (paradosso) impreparate ad essere agili e veloci al cambiamento.

Ma, c’è chi potrebbe obiettare che lo stesso vale per aziende  di piccole medie dimensioni, ugualmente plastiche e monolitiche. Devote alla stasi, chiuse in loro stesse, orientate all’implosione.

E come è possibile tutto questo? é possibile perchè sempre, ancora una volta, la differenza nelle aziende la fanno le persone a partire dai leaders, dai capi, dai manager.

Gli uomini e le donne di azienda, tutti oggi si trovano di fronte ad una scelta: “prepararsi o meno al cambiamento“.

Bene, se la scelta fatta è di prepararsi, o almeno di provarci, ecco il circolo dei 3 passi.

1. CREA

attiva e direzione la tua attenzione; genera idee; risolvi un problema concreto della tua azienda; costruisci qualcosa di diverso (la cultura aziendale per esempio!); trasforma un’idea in un prototipo. Fallo con il tuo team.

2. MISURA

Evita di innamorarti subito di ciò che avete creato. Definisci criteri, modalità, tempi e strumenti di misurazione dell’efficacia dell’idea, di quanto genera valore, della reazione del cliente (interno o esterno) cui è indirizzata.

3. APPRENDI

Impara dall’esperienza rimanendo agile e pronto a cambiare direzione, aggiustare il tiro, prepararsi ad altro. Apprendere significa provare (pivotare), errare in cerca di una direzione che si dimostri quella vincente ben equipaggiati per gestire l’errore.

I 3 passi dell’eccellenza. Il metodo che contempla l’errore, anticipa il fallimento, tenta e ritenta verso il successo.

stay tuned per ulteriori proposte 😉

 

 

La produttività che manca

Riprendo le stime sulle misure di produttività per il periodo 1995-2015 diffuse dall’Istat il 2 novembre 2016 (https://www.istat.it/it/archivio/192024) che, senza alcuna sorpresa, evidenziano come la crescita di produttività nelle aziende italiane sia stata decisamente più bassa rispetto a quasi tutti i paesi “paragonabili” che riepilogo, per dimensione, qui di seguito.

• ITALIA + 5%
• USA + 40%
• FRANCIA + 30%
• GERMANIA + 30%
• SPAGNA + 15%
• PORTOGALLO + 25%
La spiegazione del perché l’Italia si trovi in questa condizione di bassa crescita è ben descritta sul Corriere della Sera (http://www.corriere.it/cultura/16_novembre_21/alesina-giavazzi) da Alesina e Giavazzi. In sostanza, i due noti economisti, riconducono le difficoltà a 4 fattori principali:
1. Presenza di molte piccole/medie imprese. Impossibilitate di sfruttare economie di scala, che possono aumentare la produttività, le piccole imprese faticano a trasformarsi in medie e poi grandi, lasciando così la loro produttività sostanzialmente invariata;
2. La proprietà familiare delle nostre imprese. L’86% delle nostre imprese è di proprietà familiare e di queste quasi il 70% è gestito in famiglia, limitando così lo sguardo verso l’esterno e un rinnovamento manageriale che potrebbe favorire un incremento della produttività;
3. Influenza sindacale. In Italia le politiche sociali, influenzate da un sindacato poco lungimirante, hanno difeso il posto di lavoro piuttosto che i lavoratori, garantendo così la sopravvivenza ad aziende poco produttive ed impedendo, allo stesso tempo, a quelle più produttive di conquistare spazio sui mercati;
4. Innovazione tecnologica. Le piccole dimensioni delle nostre imprese hanno influito negativamente anche sugli investimenti in nuova tecnologia, soprattutto a causa dell’incapacità di reperire finanziamenti;
Alesina e Giavazzi, completano il quadro con la percentuale di laureati, molto più bassa della media europea e sugli ostacoli, oltre ai costi, della burocrazia, un vero campo minato per le nostre aziende.
Per recuperare il gap competitivo con gli altri paesi avanzati, pare necessario quindi spingere le nostre PMI a fare un salto in avanti verso la modernità, cercando d’innovare non solo la tecnologia presente nelle proprie aziende, ma anche i processi produttivi, aumentando le capacità manageriali dei propri dipendenti e guardando al mercato non come a un luogo da difendere, ma come ad un territorio da conquistare. Le possibilità sono immense se si è capaci di guardare oltre la consuetudine, di cercare nuovi orizzonti preparati per affrontarli, coscienti di ciò che si vuole raggiungere, anticipando piuttosto che attendendo l’evoluzione dei mercati.