Non è importante cosa guardi, ciò che conta è cosa vedi

It’s not what you look at that matters, it’s what you see.

Ecco cosa accade:

“Detesto il mio capo. Sempre arrabbiato, non mi dedica il tempo che vorrei. Urla per 5 minuti di ritardo. Punta sempre il dito sugli errori! Mi stressa”

Ok  dimmi, se c’è, qualcosa che apprezzi di lui. Qual è una sua forza?

“E’ lungimirante”

Ti viene in mente altro?

“E’ veloce. ha vision e sa dare chiare indicazioni”

La sessione si è conclusa con una nuova porta aperta. Quella della positività, della gratitudine. Del porre l’accento e l’attenzione anche su ciò che di buono e positivo chi ci circonda possiede.

Il 1° passo per cominciare a gestire una relazione negativa: prendendo consapevolezza  di ciò che non funziona e ciò che funziona.

“Ma perchè farlo? Perchè devo farlo io se lui è il colpevole, se lui è quello che non vuole vedere, se lui è quello che decide e bla bla bla”

Perchè farlo? Perchè farlo significa:

1. cominciare ad acquisire il giusto distacco emotivo dalla relazione. Distacco che permette di riflettere più lucidamente su come comportarsi e come esprimersi con “l’interlocutore tossico”.

Le nostre emozioni annebbiano la nostra capacità di giudizio, sia quelle negative – come la rabbia o l’angoscia – sia quelle positive – come la felicità o l’amore. Vivere in balia delle emozioni è affascinante perchè si può andare diretti in paradiso per l’entusiasmo delle cose belle e subito dopo all’inferno.

Vivere in totale balia delle emozioni è come andare in altalena con l’aggiunta che le emozioni da provare, non si scelgono, arrivano, anche quando non è quella che vorremmo.  Quest’essere sballottolati dalle emozioni va dunque monitorato. Chi è succube totalmente delle proprie emozioni viene offuscato nella capacità di scelta lucida e consapevole.

Esercitare il distacco emotivo può risultare salutare. Distacco non significa assenza di emozioni, macchinazione o programmazione continua o peggio ancora manipolazione; è mantenersi in equilibrio emotivo. Aspettare di far passare il momento troppo forte della emozione che offusca le altre.

Pensa ad una litigata forte avuta con il partner. La rabbia offusca l’amore, la voglia di ascoltare e di confrontarsi. L’empatia e la compassione.

2. diventare protagonista attivo nella relazione. Riflettere, decidere e scegliere come porsi per gestirla invece che subirla.

Uno dei blocchi che viviamo, soprattutto nelle relazioni gerarchicamente strutturate o in relazioni nelle quali riconosciamo maggiore autorevolezza all’altro, è legato alla convinzione di non poter fare niente e che tutto o molto dipenda dall’Altro, appunto.

E’ una convinzione che nasce da un disequilibrio nella relazione concepita come: io non sono ok /tu sei ok ovvero ti riconosco in qualche modo maggiore “peso”. Oppure tendo a dare responsabilità di accadimenti e fatti solo all’esterno all’altro. Rimanendo cosi vittima degli eventi e delle persone.

Bene. La buona o cattiva notizia è che da questa posizione ci si può spostare se lo si desidera per prendere le redini della propria situazione.

Ahhh ma lui è il capo. Cosa pensi?  Io che posso fare?

Tu puoi scegliere!

Cosa scegli di fare? Vuoi sapere come?

Lavorando su te stesso, la tua centratura, il tuo senso di autoefficacia, la comunicazione assertiva.

Iniziamo?

I costi invisibili (e neanche troppo) della cattiva gestione

La crisi,la contrazione di clienti, la diminuzione dei profitti non hanno fatto altro che irrigidire ed inasprire la già radicata regola de “IL RISULTATO A TUTTI I COSTI”. Ossia:” non mi interessa come lo fai, basta che ottieni il risultato”.

Certo, so anche io che l’impresa è tale quando persegue un fine economico di crescita, quindi lunga vita al re profitto!!! Faccio parte della rete imprenditoriale, so di cosa stiamo parlando.

Avendo lavorato per lungo tempo nelle HR di grandi aziende “prima” e come Coach, da “poi” ad oggi, posso dire che se è vero che è il risultato economico (cosa) a farla da padrone, è altrettanto vero che bisogna curare il come si arriva a quel risultato.

Perchè?

Ci sono due categorie di risposte che mi sovvengono al momento.

La prima rientra nella voce FIDUCIA.

Curare il come significa essere etici, significa lavorare con le risorse deputate a creare quel risultato. Dare fiducia, sostenerne l’espressione del potenziale, dare strumenti alla propria gente perchè produca. Significa farli crescere, renderli autonomi e responsabili delle proprie decisioni ed azioni. Significa supportarli nel processo di sviluppo. Significa difenderli, all’occorrenza.

Non condividi?

La seconda va sotto la voce UTILITA’

  1. curare le proprie risorse, coinvolgerle nel processo di sviluppo e di risultato significa condividere il perchè di azioni, decisioni e comportamenti da adottare all’interno di un’azienda per produrre risultato.
  2. il come torna utile in termini di coinvolgimento e motivazione che è la prima leva per ottenere persone che lavorano alacremente per quel risultato.
  3. trasferire il come significa sapere come fare ad ottenere il risultato che non sarà più, dunque, solo l’esito di un colpo di fortuna, ma un risultato replicabile e più duraturo nel tempo.
  4. curare il come significa considerare le proprie risorse come le attrici del successo di risultato.
  5. saper creare il gruppo che sa fare la differenza in azienda e non la abbandona nel medio termine è un elemento discriminante per i risultati.

Tutto ciò non può che tornare utile ad un’azienda che persegue profitto.

Cosa ne pensi?

Incentivi per la formazione in Italia

Incentivi per la formazione in Italia!

Notizie che scaldano il cuore per chi, come noi, crede ed investe nel territorio italiano a supporto della crescita del nostro business, del nostro benessere e dei nostri (e nostrani cervelli)!

I numeri sulla produzione industriale in Italia stanno incoraggiando il Governo a proseguire sulla strada degli incentivi alle imprese per Industria 4.0.

Il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda dichiara  “stiamo ragionando sul fatto di istituire un credito di imposta potente sulla formazione per le persone che lavorano ma che devono formarsi proprio perché arriva una rivoluzione digitale che cambia profondamente le mansioni all’interno delle aziende: questo è il modo attraverso il quale noi pensiamo si possano eliminare o comunque attenuare gli effetti negativi di una rivoluzione che invece ha molti contenuti positivi”.

Noi ci permettiamo di aggiungere che: “la formazione è acquisizione di nuove competenze non solo tecnico specialistiche ma anche e soprattutto attitudinali e legate all’intelligenza emotiva, l’unica che, ad oggi, le macchine non solo non possono sostituire ma neanche lontanamente eguagliare!”

Le life skills sono appannaggio unico delle persone e chi ne è padrone può fare la differenza in termini strategici e di guida degli altri per creare un futuro economico, consapevole e così come veramente lo vogliamo!

Mi piace sapere che ci sono imprenditori e manager che la pensano come noi e che sono pronti a proseguire sulla strada del miglioramento continuo facendo appello a se stessi ed ai loro team. Formare risorse significa prendersi cura di loro e quindi renderle più coinvolte nella vita e nei processi dell’azienda.

Le persone attivamente coinvolte nella vision e nella mission aziendale possono far registrare fino al 21% di produttività. incidono dal 14% al 29% circa sulla profittabilità aziendale. Abbattono l’assenteismo anche del 37% (in aziende con alta percentuale!)

Che dire? buon incentivi a tutti

http://www.corrierecomunicazioni.it/digital/48533_industria-40-nuovi-incentivi-per-15-miliardi.htm